
| L'editore del libro "Rimini Ancora" ha smesso per qualche minuto questi panni e si è immedesimato nel lettore. E' nata questa breve intervista a Marco Pasquini, l'autore. Domanda: Nella quarta di copertina del libro “Rimini, ancora” le note sull’autore sono state, volutamente, molto stringate. Perché? Vuoi aggiungere qualcosa? Risposta: No, non voglio aggiungere niente. Quello che faccio nella vita, a parte scrivere, appartiene ad un’altra sfera. Non ho intenzione di tenerlo nascosto, altrimenti avrei usato uno pseudonimo, ma ritengo che sia davvero meno eccitante. Forse perchè lo faccio da 12 anni e quindi non mi da più le stesse emozioni. Domanda: Di cosa parla “Rimini, ancora”? Risposta: “Rimini, ancora” è la storia parallela di due ragazzi bolognesi che si lasciano all’inizio dell’estate e fanno questo percorso di tre mesi che in comune ha solo i luoghi usati come scenario. Rappresenta due modi diversi di intendere la vita, ma non è un libro generazionale. Non ci sono conflitti tra padri e figli. Mi ricorda un film di qualche hanno fa, Caterina va in città nel quale si evidenziava questa continuità. I figli che camminano sulle orme dei padri. Nel libro viene espressa questa idea, che non ci sia un contrasto generazionale, ma che ci sia una spaccatura tra una parte di società che vive in modo edonistico ed una che vede in modo idealistico a prescindere dall’età, dal reddito, dal lavoro. Domanda: Perché hai voluto intitolare il libro “Rimini, ancora”? Con “Rimini” il riferimento a Pier Vittorio Tondelli è chiaro. Perché “ancora”? Risposta: I sequel vanno di moda, ma l’idea non era questa. L’idea è quella che la società raccontata da Tondelli sia ancora lì. Gli Afterhours cantano Non si esce vivi dagli anni ottanta con un eccesso di pessimismo. Gli anni ottanta, visti con lo sguardo di Tondelli, hanno rielaborato dei concetti e li hanno riproposti in chiave postmoderna. Artisti come Tondelli hanno fatto uscire la sinistra dal ghetto della fabbrica. Il problema forse è che a qualcuno la situazione è sfuggita di mano. Gli artisti sono più lungimiranti dei politici. Proviamo a fare ancora un quadro della società. A partire da Rimini. Ancora. Domanda: Una delle prime cose che legge chi prende in mano il libro è la dedica a Pier Vittorio Tondelli. Mi puoi dire cosa ha significato per te Tondelli e in che modo, e se, ne sei stato influenzato? Risposta: Tondelli ha un modo di scrivere unico. È uno dei pochi che mette nei suoi testi più suoni e profumi che analisi introspettive. Ha una leggerezza nel testo anche quando tratta argomenti pesanti come in “Altri Libertini”. Tondelli ti fa vedere più che farti sentire e questo è quello che ho cercato di fare in questo mio romanzo. Domanda: Alle nuove generazioni, che forse non conoscono sufficientemente Tondelli, cosa diresti di lui in due parole? Risposta: In due parole non si possono trasmettere le emozioni. Direi che devono leggere “Altri Libertini”, “Camere Separate” e “Rimini”. Nell’ordine. Domanda: Da quanto tempo hai iniziato a scrivere e per quale motivo? Risposta: Scrivo da sempre. Boh, forse avevo quindici anni. Mi piace l’idea di poter decidere come vanno a finire le storie. Domanda: Quanto c’è di autobiografico in “Rimini, ancora”? Risposta: Niente. Assolutamente niente. L’idea mi venne molto tempo fa con una collega che piangeva disperata perchè il moroso l’aveva mollata. Tutto il resto è costruito intorno a luoghi che ho anche vissuto, come la scena in cui Anna fa l’amore con Max, per la quale avevo in mente il parco della Scandellara in una serata di concerti e poi al concerto di Skunk Anansie del 1997 al Velvet c’ero davvero, ma la situazione narrata è puro romanzo. Domanda: Come è stato scritto nelle note sull’autore in quarta di copertina, tu nella vita ti occupi di altro. Inoltre fai parte del collettivo de iQuindici. Cosa ti ha spinto a pubblicare questo libro e, ancora prima, il racconto Cheers nella raccolta “Il primo bacio fa schifo?” Risposta: Diciamo che scrivere è come giocare a pallone. Prima o poi ti viene voglia di confrontarti con un campionato vero, quello in cui giocano i grandi. Un po’ di curiosità e un po’ di convinzione di aver fatto un buon lavoro. Magari non tutti saranno di questa idea, ma è normale. Domanda: Ritieni che l’attività di scrittore avrà un peso rilevante nel tuo futuro? Risposta: Non ne ho la più pallida idea. La vivo come un gioco e non credo che i volumi di vendita siano tali da convincermi a cambiare vita. Domanda: Se dovessi scegliere una “colonna sonora” a “Rimini, ancora”, che canzone proporresti? Risposta: Il libro ha una
sua colonna sonora, perchè contiene tantissimi brani musicali.
Tante situazioni sono accompagnate da canzoni esplicitamente citate
in un modo o nell’altro. Era la musica che ascoltavo in quel periodo,
nella seconda metà degli anni novanta, fino al 2001. |